Philae si mette a riposo… ora tocca agli scienziati analizzare i dati

Philae, il modulo spaziale sganciato dalla sonda Rosetta e atterrato sulla Cometa 67P, ha lavorato a ritmo serrato per raccogliere quanti più dati possibile prima che la batteria si scaricasse. I suoi strumenti hanno funzionato in maniera eccellente, però la scarsa illuminazione solare del sito in cui si è posato rende difficile la ripresa delle attività.

Unione di immagini scattate da Rosetta che mostrano il viaggio di Philae mentre si avvicina alla Cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko fino a toccare la superficie e rimbalzare (12 Novembre 2014). [Immagine: ESA/Rosetta]

Unione di immagini scattate da Rosetta che mostrano il viaggio di Philae mentre si avvicina alla Cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko fino a toccare la superficie e rimbalzare (12 Novembre 2014). [Immagine: ESA/Rosetta]

Dopo ore di intensa attività sulla superficie della Cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, il modulo Philae è scivolato in un sonno dal quale potrà essere risvegliato solo se la luce solare che colpirà i suoi pannelli sarà sufficiente a ricaricarne le batterie.

Così sarebbe stato con certezza se Philae si fosse posizionato esattamente nel sito previsto, pianeggiante e soleggiato. Purtroppo il sistema che avrebbe dovuto frenare la discesa del modulo e farlo atterrare dolcemente non ha funzionato, così Philae ha rimbalzato due volte sulla superficie della cometa prima di fermarsi in un luogo che è solo pochi metri distante da quello prescelto. Eppure, a causa della forma altamente irregolare del corpo celeste, la posizione attuale non permette ai pannelli solari di ricevere abbastanza luce per produrre energia.

I responsabili della missione hanno tentato di orientare meglio il modulo: per farlo ne hanno sollevato il corpo di 4cm e l’hanno ruotato di circa 35 gradi. In questo modo un’area più grande dei pannelli solari riceverà luce. In ogni caso, al momento la situazione resta sfavorevole: il poco tempo -meno di due ore- di illuminazione al giorno (dove un giorno della cometa 67P dura circa 12 ore) non è sufficiente a garantire autonomia al modulo, che quindi resterà dormiente in attesa di tempi migliori. La speranza dei suoi realizzatori è infatti che, man mano che la cometa si avvicinerà al nostro astro, i pannelli ricevano più luce e quindi producano l’energia necessaria ad alimentare il modulo.

Mentre vegliano sul sonno di Philae, gli scienziati sono già pienamente occupati ad analizzare i dati che tanto esso quanto la madre-sonda Rosetta hanno inviato in gran quantità. Durante il suo breve tempo di attività, infatti, Philae ha lavorato intensamente per raggiungere quanti più obiettivi possibile della missione. Tutti gli strumenti di cui è equipaggiato sono stati messi in funzione e hanno svolto le operazioni correttamente.

Philae a caccia di dati

In primo luogo, CONSERT (un sistema a trasmissione di onde radio) ha permesso di individuare la posizione finale di Philae dopo l’atterraggio, insieme alle immagini della cometa 67P catturate dalla stessa Rosetta. MUPUS ha poi esaminato la superficie della cometa al fine di scoprirne le caratteristiche termiche e meccaniche. APXS, invece, ha raccolto dati spettrometrici che consentiranno di determinarne la composizione.

SD2 ha perforato la crosta della cometa scendendo fino a 25cm e ha raccolto un campione di materiale, che è stato poi analizzato in situ da un altro stumento: COSAC. Questo studio è volto a determinare se la cometa contiene composti organici. PTOLEMY, invece, ha svolto misure finalizzate a conoscere i costituenti dei gas presenti sulla superficie della cometa 67P.

Immagine al computer di Philae sulla cometa. [Immagine: ESA/Rosetta]

Immagine al computer di Philae sulla cometa. [Immagine: ESA/Rosetta]

Tutte questi dati sono stati inviati a Rosetta perché li registrasse. La comunicazione tra Philae e la sonda è possibile solo per alcune ore al giorno, quando la posizione di Rosetta nell’orbita della cometa è tale da “vedere” il modulo e poterne ricevere i segnali. I dati sono stati poi comunicati alla Terra da Rosetta, che possiede trasmettitori più potenti e non ha problemi di approvvigionamento di energia solare.

Questa mole di informazioni sarà analizzata accuratamente dagli scienziati dell’ESA e dei vari istituti di ricerca coinvolti nella missione: saranno necessari anni di lavoro, anche se Philae non dovesse potersi risvegliare e mettersi all’opera un’altra volta.

La missione continua…

Per altro anche Rosetta ha contribuito cospicuamente all’accumulo di dati da studiare e continuerà a farlo. Dopo aver sganciato Philae, la sonda si è posizionata in un’orbita più esterna, a 30km circa dalla superficie della cometa. Nei prossimi giorni però riprenderà ad avvicinarsi fino a fermarsi in orbita a 20km di distanza. Il suo compito è seguire la cometa nella sua fase di avvicinamento al Sole.

Nei mesi a venire la cometa diventerà molto più attiva e i getti di gas già presenti (dovuti a evaporazione a causa della temperatura crescente) aumenteranno notevolmente. Rosetta continuerà a scattare foto e raccogliere informazioni che ci permetteranno di conoscere meglio il comportamento della cometa lungo la sua orbita intono al Sole.

I fisici e gli ingegneri che hanno lavorato negli ultimi venti anni a questa missione sono soddisfatti dei risultati finora ottenuti. Ovviamente tutti sperano di poter risvegliare Philae presto o tardi, ma in ogni caso si sono già segnati due primati: Rosetta è la prima sonda ad aver orbitato intorno ad una cometa e Philae il primo modulo atterrato sulla superficie della stessa.

Ora restiamo in attesa dei risultati dell’analisi dei dati raccolti. Sarà valsa la pena di spendere tutto questo denaro? Considerando le nazioni che vi hanno preso parte e gli anni di lavoro, i conti dicono che ogni contribuente ha partecipato con non più di 3 euro…

L’ESA ha prodotto un bellissimo video che spiega la missione di Rosetta e Philae.

Video Rosetta e Philae

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Missione Rosetta: per la prima volta un modulo-sonda tocca il suolo di una cometa

Il modulo Philae si è distaccato oggi (12 novembre) dalla sonda Rosetta ed è atterrato con successo sulla Cometa 67P. Al termine di un’intensa notte di preparazione e sette ore e mezza di attesa nervosa, gli scienziati dell’ESA hanno ricevuto il primo segnale inviato da Philae dalla superficie della cometa. Ora il modulo inizierà un’intensa attività di esplorazione e raccolta dati, dai quali astrofisici e cosmologi sperano di trarre importanti informazioni sulla struttura delle comete e –chissà – sulle origini della vita sulla Terra.

Il modulo Philae in viaggio verso la cometa dopo il distaccco dalla sonda Rosetta [Immagine: ESA/Rosetta]

Il modulo Philae in viaggio verso la cometa dopo il distaccco dalla sonda Rosetta [Immagine: ESA/Rosetta]

La sonda spaziale Rosetta ed il modulo Philae si sono oggi separati, dopo un viaggio interplanetario durato 10 anni, e una nuova interessantissima fase della missione si è aperta. Philae ha affrontato sette ore di caduta libera sotto effetto della debole attrazione gravitazionale della Cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, fino ad atterrare e ancorarsi al suolo. La conferma del successo è giunta alle 17:03 (CET), circa mezz’ora dopo l’atterraggio, tempo necessario al segnale inviato dal modulo per percorrere gli oltre 500milioni di chilometri che separano la Terra dalla Cometa 67P.

L’esplosione di gioia dei protagonisti dell’impresa, ossia gli scienziati e ingegneri dell’ESA, è stata immensa. Soprattutto data la grande difficoltà dell’operazione. In primo luogo, non è stato facile individuare un sito adeguato per l’atterraggio. La superficie della cometa si è manifestata molto più irregolare e scoscesa di quanto ci si attendesse: rocce, crateri e suolo ghiaioso hanno limitato molto le possibilità di scelta da parte dei responsabili della missione. In più occorreva tenere in conto la esposizione alla luce solare del sito, dato che la sopravvivenza di Philae dipende dalla sua possibilità di ricaricare le batterie tramite energia solare.

Tra i cinque luoghi possibili individuati, è stato scelto quello chiamato ‘J’ e successivamente ribattezzato ‘Agilkia’, per restare nel tema ‘antico Egitto’ che segna tutta la missione. Il nome Rosetta viene infatti da una famosa lastra, scoperta nel 1799 d.C., che riporta una stessa inscrizione in geroglifico e greco, la quale permise l’interpretazione dell’antica scrittura egiziana. Philae invece è un’isola nel fiume Nilo che ospitava splendidi templi, i quali nel 1977 furono smontati e ricollocati su un’altra isola: Agilkia, per l’appunto.

Philae è il primo modulo costruito dall’essere umano a posarsi sulla superficie di una cometa, così come Rosetta è l’unica sonda che orbiti intorno ad una cometa. Pertanto si tratta di un evento eccezionale, che dimostra il successo di anni di lavoro, di accurati studi e ricerche, nonché calcoli precisi e controlli minuziosi. Ma la parte migliore deve ancora venire: si tratta delle immagini e dei dati che il modulo raccoglierà.

Il modulo Philae e i suoi numerosi strumenti di misura. [Immagine: ESA/Rosetta]

Il modulo Philae e i suoi numerosi strumenti di misura. [Immagine: ESA/Rosetta]

Alla scoperta della Cometa 67P

Equipaggiato con dieci strumenti di alta tecnologia, Philae sarà in grado di misurare la densità e le proprietà termiche della superficie della cometa, i suoi campi magnetici, la composizione dei suoi gas, nonché del suolo. Esso possiede infatti un trapano che può scavare fino a 20 centimetri di profondità e raccogliere materiale, il cui contenuto sarà analizzato sul posto.

Le batterie del modulo gli permetteranno di sopravvivere e raccogliere dati per 65 ore, dopodiché l’attività di Philae dipenderà solo dal Sole. Se i pannelli solari riceveranno abbastanza energia per ricaricare le batterie, il modulo potrà vivere per altri tre o quattro mesi, continuando il suo lavoro per un’ora ogni due giorni circa. A marzo la cometa raggiungerà il punto dell’orbita più vicino al sole e a causa della temperatura elevata gli strumenti di Philae non saranno più in grado di funzionare.

Grazie ai dati raccolti da Rosetta e Philae gli scienziati sperano di apprendere molto riguardo alla composizione delle comete e alle loro interazioni con il vento solare, flusso di particelle cariche emesso dal Sole. Alcuni scienziati suppongono che l’acqua e i componenti chimici alla base della vita possano essere stati portati sulla Terra – nei primi stadi della sua esistenza – proprio dalle numerose comete che entrarono in collisione con il nostro pianeta.

Presto Philae incomincerà a inviare foto della superficie della cometa, che si aggiungeranno alle splendide immagini che la stessa Rosetta va raccogliendo dalla sua posizione in orbita. Tutti gli aggiornamenti sono disponibili sul blog ufficiale della missione.

Fasi della discesa e di raccolta di dati di Philae. [Immagine: ESA/Rosetta]

Fasi della discesa e di raccolta di dati di Philae. [Immagine: ESA/Rosetta]

La notte del 26 settembre sarà bianca per gli amanti della scienza

Torna la Notte Europea dei Ricercatori, grande evento di divulgazione scientifica organizzato da Frascati Scienza e finanziato dalla Commissione Europea. Tantissimi gli appuntamenti in varie città d’Italia, tra visite guidate ai centri di ricerca, laboratori per adulti e bambini, mostre, conferenze e aperitivi con i ricercatori.

Notte Europea dei Ricercatori 2014: previsti numerosi laboratori per ragazzi.

Notte Europea dei Ricercatori 2014: previsti numerosi laboratori per ragazzi.

Domani, 26 settembre, torna in tutta Italia la Notte Europea dei Ricercatori, grande appuntamento dedicato alla divulgazione scientifica che chiude la Settimana della Scienza. In questi giorni centinaia di eventi organizzati in numerose città italiane hanno portato la scienza tra la gente e nelle scuole, così come molti centri di ricerca hanno aperto le porte al largo pubblico.

Un ricchissimo calendario di conferenze, aperitivi scientifici, visite guidate e laboratori per adulti e bambini ha consentito ai protagonisti della ricerca italiana di raccontare il proprio lavoro alla cittadinanza -soprattutto ai giovani- e coinvolgerla in numerose attività.

La giornata di domani sarà il momento culminante della manifestazione e gli eventi si protrarranno fino a tardi, in una notte bianca dedicata alla scienza e all’eccellenza italiana nella ricerca.

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Visite guidate presso i centri di ricerca

Vari istituti de enti apriranno le porte al pubblico, che avrà modo di essere accompagnato dai ricercatori attraverso i laboratori in cui si svolgono gli esperimenti o si costruiscono grandi apparati sperimentali. Tra questi, i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, l’Ente italiano per la ricerca nella fisica delle particelle elementari, nucleare, astro-particellare e medica.

Anche l’ENEA, Ente Nazionale per l’Energia, accoglierà visitatori all’interno delle proprie strutture e realizzerà laboratori di ottica per ragazzi, dedicati allo studio delle caratteristiche di varie sorgenti di luce (fonti incoerenti e fasci laser) e alle illusioni ottiche.

A Frascati sarà allestito un laboratorio di antropologia forense. [Immagine: Frascati Scienza]

A Frascati sarà allestito un laboratorio di antropologia forense. [Immagine: Frascati Scienza]

Laboratori per adulti e bambini

Per gli appassionati di ossa e della serie televisiva “Bones”, a Frascati sarà allestito un laboratorio di antropologia forense, ossia la branca della scienza che studia gli scheletri rivolta alle indagini giudiziarie.

Moltissimi appuntamenti sono previsti anche presso l’INFN di Catania, con laboratori dedicati alla rivelazione dei raggi cosmici, alla robotica, alla biologia marina, nonché all’impiego delle conoscenze fisiche per la tutela dell’arte.

Aperitivi scientifici e incontri con ricercatori in tante città. [Immagine: Frascati Scienza]

Aperitivi scientifici e incontri con ricercatori in tante città. [Immagine: Frascati Scienza]

Mostre e incontri con i ricercatori

Ancora mostre a Milano, Roma, Trieste e Cagliari, aperitivi scientifici a Pisa, Pavia e Frascati e tanti laboratori dedicati ai più piccoli (a Bologna, Frascati, Roma, Bari, ecc).

Presso l’ESRIN, centro dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) di Frascati, sarà possibile incontrare l’astronauta italiano Paolo Nespoli, che parlerà del suo soggiorno nella Stazione Spaziale Internazionale e condividerà le sue esperienze di vita in assenza di gravità.

Non mancheranno anche visite al Planetario di Bologna e all’Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO) di Cascina (Pisa), laboratori dedicati alle energie sostenibili, nonché musica nelle piazze (a Cagliari fino a notte inoltrata, con proposte di musica rap per i più giovani).

Notte Europea dei Ricercatori 2014: previste visite al Planetario di Bologna e all'Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO) di Cascina (Pisa).

Notte Europea dei Ricercatori 2014: previste visite al Planetario di Bologna e all’Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO) di Cascina (Pisa).

Un evento divulgativo di successo

Lunghissimo e variegato il programma, consultabile sul sito web di Frascati Scienza. L’affluenza attesa è elevata, come già rilevato in questi giorni, nonché nelle edizioni passate.

La Notte Europea dei Ricercatori è infatti giunta con successo alla sua nona edizione. Si tratta di un progetto coordinato e realizzato da Frascati Scienza in collaborazione con numerosi enti, nonché promosso dalla Commissione Europea. Esso rappresenta il primo progetto finanziato tramite il nuovo programma Horizon 2020, che nei prossimi sette anni investirà oltre ottanta miliardi di euro nella ricerca scientifica e l’innovazione.

L’idea nasce dal desiderio di avvicinare il più vasto pubblico alla scienza, di renderla accessibile e comprensibile, nonché di mostrare come la ricerca sia fondamentale per lo sviluppo della società. Eventi divulgativi di questo tipo rappresentano inoltre un’occasione per ricordare e celebrare l’eccellenza italiana nei più vari settori della scienza.

La risposta del pubblico dimostra che questo desiderio (o addirittura esigenza) è condiviso e apre la strada a sempre più numerose e interessanti iniziative.

La Notte Europea dei Ricercatori è un progetto coordinato e realizzato da Frascati Scienza e promosso dalla Commissione Europea.

La Notte Europea dei Ricercatori è un progetto coordinato e realizzato da Frascati Scienza e promosso dalla Commissione Europea.

A settembre la scienza è per tutti (e di tutti)

Ritornano tra il 22 e il 26 settembre la Settimana della Scienza e la Notte Europea dei Ricercatori, appuntamenti ormai fondamentali per quanti siano curiosi di conoscere il mondo della ricerca scientifica e i suoi protagonisti. Molti gli enti coinvolti (coordinati da Frascati Scienza) e numerosissimi gli appuntamenti.

Manifesto della Notte Europea dei Ricercatori [immagine: Frascati Scienza]

Manifesto della Notte Europea dei Ricercatori [immagine: Frascati Scienza]

Anche quest’anno all’arrivo dell’autunno la scienza scende dalla cattedra e si mescola tra la gente, adulti e bambini. Tra il 22 e il 26 settembre avrà infatti luogo la nona edizione della Settimana della Scienza, grande evento di divulgazione scientifica che si propone di portare la ricerca e i suoi protagonisti tra i cittadini e in particolare tra i giovani studenti.

Il calendario è ricchissimo di eventi, ben 150 distribuiti dal centro al nord al sud d’Italia. Si spazia da aperitivi scientifici con ricercatori, a gite a parchi e siti archeologici, da spettacoli interattivi per gli studenti delle scuole medie ad attività di gioco-educazione per i più piccoli. Sono incluse anche visite ad alcuni centri di ricerca, che apriranno le porte dei propri laboratori e mostreranno gli esperimenti condotti. Le città coinvolte quest’anno sono: Roma e Frascati, Bologna, Ferrara, Pisa, Trieste, Milano, Pavia, Cagliari, Bari, Catania.

La settimana culminerà e si concluderà il 26 settembre con la Notte Europea dei Ricercatori 2014, notte ‘bianca’ della ricerca, che nelle passate edizioni ha avuto un grandissimo successo tanto in Italia come in altri paesi europei.

La Notte Europea dei Ricercatori è un progetto finanziato dalla Commissione Europea e coordinato da Frascati Scienza, in collaborazione con varie altre istituzioni e centri di ricerca italiani.

Scienza e sostenibilità

Il tema centrale di quest’anno è la sostenibilità, questione di interesse tanto scientifico quanto di governance: occorre pianificare un futuro tecnologico, sociale e politico che tenga conto delle grosse problematiche ambientali e sociali che siamo chiamati ad affrontare in questo momento storico.

Oltre ad essere molto attuale, il tema della sostenibilità coinvolge particolarmente la scienza e i ricercatori, impegnati a trovare soluzioni e mettere a punto nuove tecnologie per affrontare le sfide concernenti il futuro del pianeta e dell’umanità.

Molti gli eventi dedicati a ragazzi e bambini. [immagine: Frascati Scienza]

Molti gli eventi dedicati a ragazzi e bambini. [immagine: Frascati Scienza]

Eccellenza italiana

Eventi divulgativi come la Settimana della Scienza e la Notte dei Ricercatori sono nati dall’esigenza, da un lato, dei ricercatori di avvicinarsi alla gente, far conoscere loro la propria vita quotidiana e l’importanza dei loro studi, dall’altro, della gente di saperne di più, di superare e abbattere la barriera tra la scienza e la vita comune. Il successo di tutti gli appuntamenti dimostra l’interesse destato da questi eventi e la loro efficacia.

Allo stesso tempo, si tratta di occasioni per mettere in risalto il grande impegno dei ricercatori italiani, l’eccellenza delle nostre realtà scientifiche e l’importanza della nostra ricerca in Europa. “La Notte Europea dei Ricercatori organizzata da Frascati Scienza si è classificata prima nei progetti presentati da tutti gli stati membri”, commenta il presidente di Frascati Scienza, Giovanni Mazzitelli, “firmando il primo contratto del nuovo programma di finanziamento europeo – Horizon 2020 – che nei prossimi sette anni finanzierà con oltre 80 miliardi di euro progetti di ricerca e innovazione.”

Una sezione speciale dell’evento sarà dedicata alle donne nella scienza, fortunatamente sempre più in aumento, con interventi da parte di alcune giovani ricercatrici, nonché la partecipazione di Fabiola Gianotti, fisica del CERN che ha diretto uno dei due esperimenti che sono giunti alla scoperta del bosone di Higgs, particella fondamentale ipotizzata nel 1964 e a lungo cercata.

Una sezione speciale dell’evento sarà dedicata alle donne nella scienza, con interventi di alcune giovani ricercatrici.

Una sezione speciale dell’evento sarà dedicata alle donne nella scienza, con interventi di alcune giovani ricercatrici. [Immagine: Frascati Scienza]

In gita per laboratori

Tra gli enti partner, i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN apriranno le porte al vasto pubblico con visite guidate da ricercatori, che accompagneranno la gente a scoprire le installazioni di alcuni esperimenti nonché alcuni laboratori. A sua volta l’ENEA metterà per la prima volta a disposizione il Centro Ricerche Casaccia (oltre a quello di Frascati) per consentire a un più vasto pubblico di partecipare alle attività e conoscere l’impegno dell’ente nello sviluppo di tecnologie energetiche sostenibili.

Anche l’Universo, che esercita sempre un gran fascino, avrà il suo posto sotto i riflettori. Infatti, i ricercatori dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) organizzeranno eventi presso l’osservatorio astronomico di Roma, soprattutto per i bambini. Così anche a Pisa, dove l’Osservatorio Gravitazionale Europeo (EGO) aprirà le porte al pubblico per due giorni, con visite guidate e conferenze. Proprio nella pianura presso Pisa, a Cascina, l’esperimento Virgo (un grande interferometro con due bracci lungo ciascuno 3km) punta i propri strumenti al cielo, cercando di captare tracce delle onde gravitazionali previste da Einstein quasi un secolo fa.

Alla scoperta dell'Universo presso l'Osservatorio Astronomico di Roma e l'Osservatorio Gravitazionale Europeo vicino Pisa.

Alla scoperta dell’Universo presso l’Osservatorio Astronomico di Roma e l’Osservatorio Gravitazionale Europeo vicino Pisa.

Il programma completo della Settimana della Scienza e della Notte dei Ricercatori è consultabile sul sito di Frascati Scienza, con la possibilità di cercare gli eventi in base alla tipologia, la città e dell’età dei destinatari, a questo link.

Momento storico per Rosetta, prima sonda nell’orbita di una cometa

Lo scorso 6 agosto la sonda spaziale Rosetta ha raggiunto la Cometa 67P dopo un viaggio durato ben 10 anni. Dai primi dati emergono già alcune sorprese. Intanto gli scienziati cercano una base di atterraggio per il modulo Philae, che scenderà sul suolo il prossimo novembre.

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko fotografata da Rosetta lo scorso 3 agosto da una distanza di 285km. [Immagine: ESA/Rosetta/MPS]

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko fotografata da Rosetta lo scorso 3 agosto da una distanza di 285km. [Immagine: ESA/Rosetta/MPS]

Dopo 10 anni di viaggio interplanetario e circa 6,5 miliardi di chilometri di tragitto, la sonda spaziale Rosetta ha raggiunto la sua destinazione, ossia la Cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko .

Si tratta di un evento di importanza storica per l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che ha programmato e seguito la missione durante tutti questi anni. Rosetta, infatti, è il primo veicolo ad entrare nell’orbita di una cometa e analizzarla così da vicino.

Al momento la sonda si è accostata a 100 km dalla superficie, ma presto entrerà nell’orbita, dove resterà fino al dicembre del 2015 per raccogliere importanti dati e immagini relativi al corpo celeste.

La sonda spaziale Rosetta in un immagine virtuale dell’ESA. [Immagine: ESA/Rosetta/MPS]

La sonda spaziale Rosetta in un immagine virtuale dell’ESA. [Immagine: ESA/Rosetta/MPS]

Il modulo Philae

Gli scienziati dell’ESA prima di tutto osserveranno la superficie della cometa per scegliere un luogo adatto all’atterraggio. A toccare il suolo, però, non sarà la stessa Rosetta, bensì un modulo chiamato Philae. Si registrerà così un altro primato, visto che mai prima d’ora una sonda o un modulo è atterrato su una cometa.

Philae svolgerà misure dirette delle proprietà della Cometa 67P, grazie all’impiego di un ricco corredo di strumenti di alta tecnologia. Inoltre, trivellerà il suolo per penetrare nel nucleo del corpo celeste e analizzarne la composizione. Le informazioni che se ne trarranno saranno preziose ai fini dello studio della formazione del Sistema Solare.

Il  modulo Philae, progettato e fabbricato in gran parte in Italia [Immagine: ESA/Rosetta]

Il modulo Philae, progettato e fabbricato in gran parte in Italia [Immagine: ESA/Rosetta]

Cosa sono le comete e perché è importante studiarle?

Una cometa è un corpo celeste relativamente piccolo, simile ad un asteroide, però composto prevalentemente di ghiaccio. Nello specifico, si tratta di acqua, anidride carbonica e metano – tutti ghiacciati – mescolati ad aggregati di polveri di roccia e vari minerali.

Gli astronomi pensano che le comete siano residui rimasti dalla condensazione della nebulosa da cui nacque il nostro Sistema Solare, per questo il loro studio può aiutarci a comprenderne le origini.

Per di più, probabilmente le comete giocarono un ruolo importante nella formazione degli oceani e dell’atmosfera e, dato che contengono molecole organiche complesse, forse hanno a che fare anche con l’origine della vita sulla Terra.

Prime scoperte

Spettacolari immagini della Cometa 67P sono già state inviate da Rosetta nei giorni scorsi. Si è potuto osservare che il corpo celeste, lungo circa 4 km, è piuttosto irregolare nella forma e ha una superficie alquanto impervia. Esso presenta una parte più grossa e una più piccola, definite rispettivamente “corpo” e “testa”. La parte che le congiunge, il “collo”, appare più brillante del resto.

Questa struttura singolare (che fa pensare alla fusione di due comete) ha sorpreso gli astronomi, così come la temperatura del corpo celeste, che è di 20-30 gradi superiore a quanto atteso. La cometa è dunque troppo calda per essere interamente coperta di ghiaccio.

Rosetta ha impiegato uno spettrometro a radiazione infrarossa per misurare la temperatura della Cometa 67P, risultata di -70ºC. L’osservazione della superficie ha inoltre permesso di notare che essa non è particolarmente riflettente. L’unione di questi due dati ha indotto gli astronomi a supporre che il suolo presenti solo delle chiazze di ghiaccio, in mezzo ad una crosta fatta di polveri.

Maggiori informazioni riguardo alla composizione della cometa saranno raccolte man mano che la sonda si avvicinerà e, in particolare, quando Philae toccherà il suolo del corpo celeste.

La missione entra nella fase calda…

Nei prossimi mesi gli esperti dell’ESA, che seguono la missione dalla sede di Darmstat, in Germania, procederanno a far entrare la sonda in un orbita circolare intorno alla cometa e ad avvicinarla gradualmente ad essa. Queste complicate manovre saranno svolte sotto la guida di Paolo Ferri, responsabile delle operazioni, e di Andrea Accomazzo, direttore di volo di Rosetta. Esse sono preliminari alla fase più delicata della missione: la discesa e l’atterraggio di Philae, programmato per il prossimo mese di novembre.

C’è grande tensione all’ESA per la difficoltà delle operazioni, ma dopo più di dieci anni di attesa, gli scienziati sono molto eccitati.

Rosetta infografica

La missione di Rosetta è iniziata nel marzo del 2004 e proseguirà fino al dicembre 2015. Qui illustrate le tappe storiche. [Infografica: ANSA/Centimetri]


Curiosità

67P o 46P?

La Cometa 67P fu scoperta nel 1969 dagli astronomi ucraini Klim Churyumov e Svetlana Gerasimenko. Essa compie un giro completo intorno al sole ogni 6.5 anni.

L’obiettivo originario della missione di Rosetta non era la Cometa 67P, bensì la 46P/Wirtanen, ma la missione fu ritardata (il lancio era previsto per il gennaio 2003), pertanto gli scienziati cambiarono destinazione, sulla base della posizione nell’orbita delle due comete e criteri di ordine pratico ed economico ad essa connessi.

Dagli antichi Egizi all’esplorazione dello spazio

Rosetta è così chiamata in ricordo della celebre stele che ha tale nome, una pietra incisa dagli antichi Egizi che fu fondamentale per decifrare i geroglifici. La pietra aprì la via alla comprensione di una civiltà antichissima e perduta. Analogamente, gli scienziati sperano che la sonda Rosetta possa fornire dati preziosi per una nuova comprensione delle origini del Sistama Solare.

Philae, invece, è il nome di un’isola sul Nilo. Un obelisco trovato su di essa fornì all’archeologo francese Champollion ulteriori elementi che gli permisero di decifrare completamente i geroglifici della stele di Rosetta.

Che fine ha fatto Curiosity?

Curiosity, il gioiello di tecnologia inviato dalla NASA su Marte per esplorarne il suolo e il clima, ha appena scoperto un grande meteorite di ferro. La sua avventura continua, però con alcune difficoltà inattese.

Curiosity fu lanciato da Cape Canaveral il 26 Novembre 2011 a bordo della navicella MSL e atterrò con successo su Marte, nel cratere Gale, il 6 Agosto 2012, alle 19:17 (ora italiana). [Immagine: NASA/JPL]

Curiosity fu lanciato da Cape Canaveral il 26 Novembre 2011 a bordo della navicella MSL e atterrò con successo su Marte, nel cratere Gale, il 6 Agosto 2012, alle 19:17 (ora italiana). [Immagine: NASA/JPL]

Era il 6 agosto 2012 quando tutto il mondo tentava di collegarsi al sito della NASA per vedere in diretta l’atterraggio su Marte di Curiosity Rover, il veicolo a motore automatizzato inviato a esplorare il suolo del pianeta rosso, grazie ad un ricco equipaggiamento di strumentazione di avanzatissima tecnologia. E l’animazione “Seven minutes of terror”, che spiegava il processo di atterraggio, ebbe un grandissimo successo nella rete.

Dopo quasi due anni dall’inizio della missione, che ne è di Curiosity?

Come previsto, il rover avanza sulla superficie di Marte ed invia agli scienziati a terra preziose immagini di ciò in cui si imbatte, nonché i dati raccolti dai vari sensori e strumenti di analisi che ha a bordo. Giusto pochi giorni fa, Curiosity ha scoperto un grande meteorite composto di ferro, lungo circa 2 metri, che è stato battezzato dagli scienziati ‘Libano’, probabilmente per la sua forma.

I meteoriti sono aggregati di rocce e metalli, che cadono dallo spazio sulla superficie di un pianeta. Passando attraverso l’atmosfera, essi si riducono di dimensioni e rallentano notevolmente, per poi impattare con il suolo, nel quale scavano un cratere. Lo studio dei meteoriti è estremamente interessante in quanto essi sono testimonianze dell’origine del nostro sistema solare e possono fornire preziose informazioni al riguardo.

'Libano', meteorite di ferro lungo 2m scoperto da Curiosity sulla superficie di Marte. [Immagine: NASA/JPL]

‘Libano’, meteorite di ferro lungo 2m scoperto da Curiosity sulla superficie di Marte. [Immagine: NASA/JPL]

‘Libano’ è il primo meteorite trovato da Curiosity, però non il primo scoperto su Marte. I predecessori del veicolo esploratore, infatti, ossia Spirit e Opportunity, avevano entrambi rilevato la presenza di vari campioni di dimensioni più piccole. Anch’essi erano composti per lo più di ferro, mentre la maggior parte dei meteoriti rintracciati sulla Terra hanno un’alta percentuale di roccia.

Dato che l’atmosfera di Marte è meno spessa, il passaggio attraverso di essa consuma meno i meteoriti, pertanto – se già sulla Terra essi possono sopravvivere milioni di anni prima di essere completamente erosi – sulla superficie di Marte possono essere presenti meteoriti arrivatici miliardi di anni fa. Alcuni di essi, per altro, potrebbero essere proprio pezzi di suolo terrestre, così come sulla Terra sono stati rintracciati meteoriti di origini marziane.

La foto diffusa dalla NASA è la combinazione di una serie di immagini circolari ad alta risoluzione che Curiosity ha scattato con differenti apparecchiature che ha a disposizione (Chemcam e Remote Micro-Imager).

L’immagine mostra delle cavità di forma angolare nella superficie del meteorite. Una possibile interpretazione è che queste cavità un tempo contenessero cristalli di olivina, rintracciabili in un raro tipo di meteoriti chiamate ‘pallasiti’, quindi si potrebbe trattare di un blocco proveniente dalla zona di confine tra nucleo e mantello di un asteroide.

A che punto è la missione?

Curiosity ha finora percorso 8,5km sulla superficie del pianeta rosso, esplorando tutto ciò che ha incontrato nel cammino. L’obiettivo però è raggiungere e scalare una montagna, chiamata Mount Sharp, e la faccenda non sarebbe complicata se non fosse che Curiosity sta incontrando delle difficoltà inattese. Le sei ruote metalliche con cui si muove, infatti, si sono già deteriorate più di quanto previsto dagli ingegneri a causa dell’eccessiva asprezza del suolo marziano.

Lo scorso dicembre gli scienziati notarono, grazie alle foto inviate dallo stesso veicolo, una evidente rottura in una delle ruote, pertanto decisero di ricalcolare la traiettoria da far seguire a Curiosity, cercando di farlo proseguire su un suolo meno scosceso. Purtroppo per poter raggiungere Mount Sharp il rover dovrà necessariamente attraversare una zona ricca di rocce acuminate, potenzialmente molto dannose per le ruote di Curiosity. Ciascuna ruota è ricavata da un unico blocco di alluminio, misura 40cm di diametro e pesa 3 kg. Tale struttura ha permesso di ridurre molto il peso e l’ingombro del veicolo, però lo ha reso anche più fragile, dato che la sottilissima superficie di alluminio (spessa meno di 1mm) è facilmente perforabile.

Foro visibile in una delle ruote di Curiosity. [Immagine: NASA/JPL]

Foro visibile in una delle ruote di Curiosity. [Immagine: NASA/JPL]

A Curiosity restano solo 3,5km da percorrere per raggiungere la base di Mount Shape, però l’operazione potrebbe richiedere ancora molto tempo. Speriamo che ce la faccia; in ogni caso, sarà un viaggio molto interessante.